167-671 il Blog della BandaBassotti
 

L’irregolare bordo dell’Amore

 “He looked at his own Soul with a Telescope. What seemed all irregular, he saw and shewed to be beautiful Constellations; and he added to the Consciousness Hidden worlds within worlds”

(Egli osservò la propria anima con un telescopio. Ciò che appariva irregolare egli vide e dimostrò essere splendore di costellazioni; e aggiunse alla Coscienza mondi nascosti dentro mondi)


Questi originali e straordinari versi (liberamente tradotti) appartengono al poeta inglese Samuel Taylor Coleridge (1) e costituiscono l’epigrafe di un’altrettanto straordinaria opera, “Sogni, ricordi, riflessioni”, che, in senso riduttivo, costituisce l’autobiografia di Carl Gustav Jung.


La potenza espressiva di Coleridge è come un lampo di luce sulla complessità e meraviglia della psiche ed è particolarmente adatta ad introdurre il viaggio evolutivo e spirituale raccontato da Jung.


Questo maestro della psicologia, dotato di profondissime conoscenza e capacità di intuizione, è stato in grado di collegare con ardui ma saldi ponti zone dello scibile e dell’inconscio apparentemente lontanissime e, se avesse potuto vivere alcune recenti evoluzioni scientifiche, avrebbe trovato i versi del poeta inglese incredibilmente adatti a descrivere anche i cosiddetti frattali, tessendo con tutta probabilità ulteriori e intimi legami fra ciò che alberga nel nostro cuore e ciò che si manifesta al di fuori di esso.

Ma che cosa sono i frattali?

Cominciamo col dire che sono rappresentazioni geometriche di grande bellezza, figure molto complesse che spesso colpiscono non soltanto attraverso il canale della vista, dato che mostrano un intrico di contorni che possono solleticare ricettori del cuore: chi è particolarmente sensibile alle forme della natura, ad esempio, può trovare specchiati nei frattali grovigli di alberi, cavallucci marini, fiocchi di neve, nuvole, acque vorticose, tentacoli, fiori, sistemi planetari, conchiglie, galassie, cristalli… Non v’è praticamente limite alla complessità di questi insiemi.

Una delle caratteristiche principali di queste figure è che i loro bordi sono incredibilmente frastagliati, per la precisione lo sono infinitamente, nel senso che con un immaginario e potentissimo microscopio, troveremmo in corrispondenza di essi particolari sempre più minuti, a qualsiasi ingrandimento.

Altra peculiarità è che, a scala anche infinitamente piccola, compaiono periodicamente sui bordi rappresentazioni similari alla figura di partenza, come se quest’ultima fosse replicata e contenuta anche nell’infinitamente piccolo.

Ma come si originano queste strane forme? Chi le ha create? Un geniale artista? Sembrerà strano ma sono prodotti del calcolo, studio ed intuizione di brillanti e certamente poco “ortodossi” matematici e fisici, che a partire dagli anni ’60, con la diffusione dei primi calcolatori, hanno cominciato ad imbattersi in strane ed intricate figure in modo sincronico, che stessero studiando la meteorologia o la dinamica delle popolazioni animali o altri fenomeni naturali diversissimi fra loro.

Senza addentrarci in particolari inutili, possiamo dire che alcuni importanti tipi di frattali sbocciano quando si cerca di simulare, schematizzare il comportamento di alcuni fenomeni naturali. Anche se gli schemi di descrizione usati sono estremamente semplificati rispetto alla realtà, in molti casi compaiono comportamenti incredibilmente complessi che, se rappresentati graficamente, danno luogo a configurazioni frattali.

Una delle principali conseguenze scaturite da questi studi è che a volte, per generare cose molto complesse, non sono necessari schemi di partenza intricati, ma in molti casi è sufficiente ricorrere a regole assai semplici. Alcune forme frattali sono generate da codici davvero sintetici o da costruzioni geometriche elementari ripetute e ancora ripetute per milioni di volte grazie alla “bruta” potenza di calcolo di un computer.

Come abbiamo visto, i frattali, partoriti nel tentativo di descrivere certi aspetti della natura, spesso ricordano forme in cui ci siamo già imbattuti su questo meraviglioso globo… Si studia un fenomeno elettromagnetico e si manifesta una rappresentazione grafica che ricorda in modo impressionante la coda di un cavalluccio marino o la spirale di una galassia…

Cambiando leggermente il punto di osservazione, possiamo porci la domanda: ma in natura ci sono forme che hanno le caratteristiche dei frattali?

Ebbene, ricordiamoci due aspetti ricorrenti in questi oggetti: bordi estremamente frastagliati e figure elementari che si ripetono identiche o quasi identiche a varie scale… Sì, decisamente ce ne sono, tantissime, anzi un numero enorme!

Anche il nostro stesso corpo ha configurazioni frattali in quantità: basti pensare alla rete dei vasi sanguigni, ai bronchi, al sistema nervoso, che si ramificano riproponendo forme molto simili fra loro fino a scala microscopica. Inoltre, ricordando il concetto che per generare una forma frattale, molto articolata, sono spesso sufficienti poche elementari istruzioni, non è contraddittorio supporre che la grande complessità della nostra struttura biologica sia legata ad efficienti e sintetici codici di base custoditi in alcune parti del nostro DNA.

Dunque la natura presenta moltissimi aspetti frattali, tanto che osservando un poco l’ambiente che ci circonda non è difficile trovare tanti esempi ulteriori rispetto a quelli illustrati. Inoltre, rovesciando l’approccio, è dimostrato che con un po’ di dimestichezza con la programmazione di un computer ci si può divertire a generare, con poche istruzioni, forme straordinariamente somiglianti a cose realmente esistenti oppure… panorami alieni di grande fascino!

La Natura, dunque, produce un’immensità varietà morfologica, spesso di estrema complessità e bellezza, in molti casi manifestante una essenza frattale… Potremmo chiederci: non è che l’essere frattale costituisca una delle principali modalità di espressione caratteristiche dell’Universo? La risposta, non priva di una certa dose di stupore e meraviglia, sembra decisamente orientata verso il sì.

“Il due non esiste, esiste solo l’Uno”; “Io sono Te”; “Sei tu l’Uno”: il fondamentale concetto dell’Unitarietà dell’esistenza è ribadito più e più volte da Maestri di abissale consapevolezza manifestatisi durante alcune sedute di ipnosi-meditazione di un “paziente” particolare, Davide, che, con il sostegno del suo amico medico dott. Angelo Bona, ha aperto un potente canale di comunicazione con dimensioni che sono a portata di organi di senso solitamente sopiti.

Ne “Il Palpito dell’Uno” e “La Dolce Novella” (2), testi ove sono raccolti i frutti della straordinaria esperienza di Davide, veniamo spronati a sintonizzare le antenne del cuore su frequenze spirituali altissime, attraverso le quali percepire che le fibre della vita costituiscono un tessuto unitario, al di là del tempo e dello spazio.

La strada della conoscenza di tipo scientifico e tecnologico, profondo solco tracciato dall’ego, pur avendoci collocato su di un’orbita lontanissima dagli approdi della consapevolezza, si insinua comunque in un vasto movimento universale in cui ci vengono continuamente offerte tracce per modificare la rotta verso correnti più propizie: tutto è bene, tutto fa parte di un auto-riconoscimento dell’Uno nell’Uno, ogni scoperta può essere usata per progredire non solo su di un piano materiale ma anche e soprattutto spirituale.

Anche il fittissimo ghirigoro frattale tracciato da un computer può ispirarci e sospingerci a contemplare la bellezza della natura, a riconoscere nelle sue manifestazioni caratteristiche che fanno da ponte con concetti più facilmente comprensibili col cuore che con la ragione e con dimensioni non percepibili mediante gli ordinari cinque sensi.

“Considera che ogni molecola ha un cristallo all’interno; ogni entità ha un cristallo vibratorio e risuonatore strettamente correlato con tutti i cristalli universali… L’Uno è il Cristallo, Cristallo d’Amore…”

Questa luminosa gemma donataci dai nostri Fratelli-Guida è di fondamentale aiuto nella comprensione dell’unicità del tutto, annullando ogni illusorio confine fra materia e spirito, ponendo in diretta comunicazione ogni singola entità universale, ognuna impegnata a governare la navigazione nell’oceano della propria anima, fino a comprendere di costituire l’espressione dell’auto ricerca dell’Uno nell’Uno, fino a percepire di costituire un immenso e monolitico Cristallo d’Amore. Lasciando un po’ di spazio anche all’emisfero sinistro del cervello, usando antenne più votate alla concatenazione logica delle cose che a quella spirituale, è possibile osservare nella citata affermazione delle Guide anche una “organizzazione” spirituale dell’Uno di tipo… frattale! Come in queste rappresentazioni grafiche, il Cristallo Unico si riverbera all’infinito in sé stesso, riproponendo la propria essenza e struttura su scale immensamente variabili, in spettri di vibrazione assai diversificati… Inoltre, il frastagliamento estremo dei confini dei frattali può metaforicamente essere associato a quello delle infinite manifestazioni dell’Uno, che ai nostri limitati sensi possono a volte apparire come il caos dell’esistenza: siamo gli occhi dell’Uno impegnati nella ricerca del corpo unico a cui appartengono ma che a volte rimangono abbagliati dalla complessità degli eventi che si concatenano su scale non spiegabili razionalmente ma solo facendo uso della lente di ingrandimento del cuore, capace di mostrare che quegli intricati bordi della vita non posseggono forme casuali ma strutture fini che hanno un loro preciso motivo e si evolvono spinte dall’energia dell’Amore.

Possiamo vederci come gemme sul bordo del Cristallo, a loro volta contenute e contenenti altre gemme, su più piani vibrazionali.

I nostri confini, anziché stabiliti da una formula matematica, si evolvono a livello fisico mediante la mutazione nello spazio-tempo della nostra architettura biologica, in quello spirituale attraverso la maturazione del boccio dell’ego e lungo i percorsi tracciati dal nostro libero arbitrio e dal karma. Col pensiero (che tangibilmente ha forma frattale: possiamo generare mondi entro altri mondi senza limite e senza difficoltà) espandiamo i nostri bordi su dimensioni che non appartengono alla vibrazione della biologia, ma che influenzano il cristallo proprio e quello unico su dimensioni che possiamo, appesantiti dalla materia del corpo-“astronave”, percepire più facilmente in sogno o attraverso la profonda meditazione.

Il tessuto della Vita appare come immenso, multi-dimensionale, unitario e ricamato su scale di infinita estensione da fibre che, evolventi nell’Amore, disegnano gli arabeschi del libero arbitrio al fine di comprendere che sono Dio in Dio, l’Uno che osserva e ricerca la piena percezione di sé stesso in sé stesso, in un movimento eterno di scoperta nella gioia.

Col telescopio della fantasia, possiamo volare a velocità fantasmagoriche nell’Universo, vedere in lontananza un puntino, avvicinarlo in un attimo e scoprire che non è un corpo unico ma una nuvola di galassie. I bordi inizialmente netti dell’ammasso sono ora irregolari, sfumati in minuscole spirali e sfere, ognuna, a sua volta, dai bordi sminuzzati in miliardi di soli e sistemi planetari… Avviciniamoci ancora, a quel globo azzurro laggiù; quanto risplende, la sua bellezza è tale da commuovere… I suoi bordi, così lisci da distanze siderali, appaiono ora immensamente frastagliati: picchi vertiginosi, valli profonde, anche i mari non sono regolari ma si animano in onde contenenti onde. I pendii non sono formati da sole pareti rocciose ma sono densamente popolati da entità che si ramificano da tronchi in fitti e delicati germogli; altre superfici sono ricoperte di verdi tappeti, uniformi solo se osservati a distanza… Altre specie popolano la sfera, nel loro sguardo si riconosce l’anelito dell’Uno a ritrovare se stesso; alcune “astronavi” fra loro innalzano gli occhi al cielo ed immaginano di proiettarsi verso lontani ammassi di galassie, verso altri sistemi planetari, alla scoperta di bordi frastagliati in valli ed onde di oceani e di altre entità in viaggio alla scoperta di Dio in noi, noi in Dio.

Mondi entro altri mondi, esseri che evolvono e si espandono secondo traiettorie intrecciate con quelle di altri esseri, in una complessità e frastagliamento che spazia in dimensioni fuori della portata degli ordinari cinque sensi, ma che non sfugge al cuore, capace di gonfiarsi di stupore e commozione nel comprendere che lo stringerti la mano ora ed in questo luogo, mio adorato amico e compagno di viaggio, è un punto che appartiene all’intricato bordo del Cristallo dell’Uno, il Padre che noi tutti siamo.

“Solo se riusciremo a vedere l’Universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”

(Tiziano Terzani)

 

(1) Samuel Taylor Coleridge (1772-1834) – Notebooks

(2) Angelo Bona –“Il Palpito dell’Uno” ; “La Dolce Novella”- Edizioni Whormhole Communications

Posted 8 months, 1 week ago at 1:01 pm.

1 comment

One Reply

  1. etilico_santo Jun 4th 2008

    l’amore è lì’espressione più alta della propria libertà, io ti amo, per questo mi sento libero…
    Eti.


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